Da sempre soffro di allergia nei confronti dei formalismi. Se qualcuno mi chiama Signora mi guardo dietro le spalle per vedere con chi sta parlando, se qualcuno mi dà del Lei quando entro in un negozio mi sento il peso degli anni che incombe, ma la maggior parte del mio tempo lo trascorro, per fortuna, con persone come me. Purtroppo in alcune occasioni, e soprattutto a causa dell’età che avanza, mi devo adeguare. Tranquille, non vado dal medico e gli dico: Ciao, Caro!, nè vado in un ufficio e dò del tu all’impiegato dello sportello. Odio i formalismi inutili, quelli che servono solo a mantenere le distanze.
All’asilo nido del mio figlio piccolo mi sono ritrovata, un paio di anni fa, di colpo nel mezzo del formalismo più odioso: quello fra mamme. Premetto che il primo figlio ha frequentato con gioia, soprattutto mia, il nido comunale. Ma erano altri tempi, io lavoravo e quindi era entrato nella temuta graduatoria del Comune di Milano, senza problemi. Le maestre erano delle amiche, ma soprattutto con le altre mamme ci si salutava e si chiacchierava volentieri di tutto.
Per il secondo figlio non ho potuto scegliere il nido comunale, perchè non avrei avuto nessuna speranza di entrarci, essendo una ‘mamma non lavoratrice’. Ho quindi scelto un asilo privato, stupendo, ma nel quale i rapporti umani sono così regolati: le maestre con i bambini sono dolcissime, con le mamme tengono un distacco glaciale: ‘Buongiorno, Signora. Tutto bene, suo figlio ha mangiato, ha dormito grazie ci vediamo domani‘.
All’inizio, non conoscendo l’etichetta, ho osato rivolgermi con un ‘Ciao’ a una educatrice ventenne, come ero abituata nell’asilo comunale, ma subito mi ha stoppata rispondendo al mio saluto con un ‘Buongiorno, Signora’. Lì ho capito e mi sono adeguata.
Ma ciò che più mi ha stupito sono state le mamme, le quali se ti incrociano nel corridoio con il bambino per mano ti dicono ‘Buongiorno’. Mamme della mia età, o anche mamme più giovani: Insomma che cavolo ve la tirate tanto, i nostri bambini fanno la nanna insieme, giocano tutto il giorno insieme!
Ho invece trovato più simpatia nelle tate, di tutte le nazionalità, giovani, carine e senza troppi formalismi impressi nei geni, o forse semplicemente non conoscendo bene l’italiano non hanno ancora capito la differenza tra ‘tu’ e ‘lei’. Ho chiacchierato del più e del meno mentre attendevo che ci consegnassero i pargoli, ho saputo usanze e modi di educare dei più vari paesi del mondo, ho scoperto quale musica va di più in Slovacchia o come funziona l’educazione in Perù.
Mi sono sempre chiesta se le mamme che assumono le tate per curare i loro figli, si accorgono mai della ricchezza culturale che queste ragazze possono dare a loro e ai loro figli, se solo eliminassero quel Buongiorno, Signora, che mette una barriera odiosa nei rapporti umani.

ho apprezzato moltissimo questo post. soffro molto del fatto che le altre mamme dell’asilo qua nella lovely non mi rivolgano la parola (un po’ perche’ sono cosi anche fra di loro, un po’ con me in particolare perche’ sono molto bruna e credono sia indiana, e io vivo in una zona super snob…)ora la dobbiamo cambiare di asilo ma sono sicura che sara’ la stessa storia: good morning e nient’altro, che peccato! Io che sognavo di allestire le feste dell’asilo insieme alle altre mamme…
mmmm che bell’argomento hai tirato fuori!
io a volte in certe situazioni esplicito il desiderio di abbattere queste distanze. All’asilo nido di Public (privato) l’anno scorso arrivai dicendo alle educatrici che volevo ci si desse del tu. E così fu. si instaurò un rapporto magnifico soprattutto con una di loro.
con le altre mamme idem ,io dò del tu. se poi percepisco distanza le lascio perdere,e sto al loro gioco, ma a volte invece questo paga.
Certo, molta gente fa la Signora, e nemmeno ti guardano in faccia se non ti conoscono o se non sei vestita come loro.
per sobritish: anche io ho il sospetto che l’atteggiamento delle mamme cambi a seconda della zona in cui si abiti. Assurdo ma è così!
cara Lisa, a proposito del vestire avrei tante cose da dire, magari ci scrivo un post. ti dico solo che se mi trucco e vesto per bene l’atteggiamento degli altri è tutto diverso. ma di solito, la mattina esco vestita malissimo e senza un filo di trucco!
cara theitmom, vedrai poi alle elementari e alle medie… prova a cercare su internet l’indagine condotta sugli extracomunitari e simili che vivono nelle famiglie italiane come tate, badanti ecc.. è molto istruttivo.
Leggi cosa ne pensano di noi!!
È una disperazione!
ciao
ico
la cerco subito, grazie!
A differenza di sobritish, io vivo in una zona media fuori Londra e le cose per me vanno meglio. Per la scuola di Figlio-uno avevo la scelta tra 4 scuole statali, tutte a meno di un chilometro: una cattolica (scartata a priori perché i figli non sono battezzati); una anglicana nel mezzo di un “council estate” con bambini della working class; una “community school” con bambini middle e middle-upper class e una “community school” con bambini provenienti un po’ da tutti i ceti, ma prevalentemente middle class e working class. Ho scelto quest’ultima. Ci sono tutti i tipi di mamme e anche mamme bene educate ma con i piedi per terra. I rapporti sono amichevoli e rilassati con tutti.
E’ un tema interessante quello che hai sollevato. Bisogna stare molto attenti a scegliere l’embiente giusto per i nostri figli e per noi. Io provo lo stesso disagio in un “council estate” che in una zona super snob. Non potrei socializzare perché non avrei nulla in comune.
sai, raperonzolo, che alla tenera età di 38 anni mi stupisco ancora di quanto i ‘ceti sociali’ siano radicati nella nostra società? io me ne sono resa conto quando dalla provincia italiana arrivai a milano, 20 anni fa!
mi sono resa conto qui, che se hai una famiglia ‘bene’ alle spalle automaticamente frequenti un ambiente, una scuola, altrimenti ce n’è un altro.
io ero convinta, nella mia ingenuità, che nella generazione cresciuta dopo il 68, qualcosa fosse cambiato. Mi rendo conto adesso, con i figli a scuola, che non è affatto così!
anche io avevo in mente di postare sull’argomento ‘vestire’ un giorno di questi.
E’ curioso, vediamo cosa ne esce!
cross posting?
me lo sono inventata adesso, magari è anche giusto in inglese… ditemelo voi che siete internazionali
@italianmom – In Italia piu` che il divario sociale o economico credo sia piu` pressante quello culturale. Le classi hanno meno peso degli studi fatti, le idee politiche, la provenienza geografica. La Gran Bretagna ha una spaccatura sociale molto piu` definita e evidente. Per esempio, le upper classes qui raramente mandano i figli alle scuole statali. In Italia se la statale e’ buona ci vanno anche i figli dei ministri o dei grandi industriali. Qui non e` cosí.
grazie, raperonzolo.
mi aiuti sempre di più a capire la società inglese, ed essendo curiosa mi piace scoprire le differenze tra le società.
vogliamo parlarne ? in francia si da del lei (anzi del voi). del tu se ne parla dopo un paio di anni, se tu prendi l’iniziativa.E’ fantastico essere straniere, io do’ subito del tu a chi mi è simpatico e loro mi guardano terrorizzati. poi pero’quando capiscono la mia “terronità” si adeguano e contraccambiano
ah ah allora ti darò del Voi!
Io devo dire che non appena qualche mamma australiana ( qualche, non tutte)sente il mio accento italiano, si blocca, e perde di spontaneita’.
Canberra poi, e’ abbastanza snob e riuscire a fare conversazione “spicciola” e’ molto difficile.
Ogni volta che incontro un’italiana ,Matt non riesce a capire come due perfette estranee abbiamo cosi’ tante cose da dirsi..
Dappertutto ci sono pregiudizi, è chiaro. Per fortuna in Australia di italiani ne trovi abbastanza, vero?
A canberra pochissimi, credo che gli italiani vadano tutti nelle grandi citta’come Sydney o Melbourne.
E Canberra ha la reputazione di citta’ very boring..:-P
Ci sono pero’ moltissimi italo/asutraliani quello si.
ah, è vero che ci sono tanti italiani di seconda a terza generazione!