L’ennesima notizia su come crescere al meglio e con tutto l’amore possibile i nostri figli mi ha fatto pensare: ‘
meno fiabe raccontate la sera ai nostri figli, meno dialogo, uguale apprendimento più lento: all’asilo e perfino alle elementari, in Gran Bretagna, entrano bambini di 5-6 anni con una capacità di comunicazione che sarebbe lecito aspettarsi da un bambino di un anno e mezzo, che ha appena imparato a camminare…
Penso alle infinite aspettative con le quali i genitori oggi devono fare i conti: guadagnare abbastanza affinché i figli possano essere cresciuti al meglio e senza troppe rinunce, ma al tempo stesso essere presenti il più possibile, giocare con loro, divertirsi, parlare sempre, possibilmente in una lingua corretta, leggere loro le fiabe tutte le sere affinché acquisiscano il giusto vocabolario… potrei continuare all’infinito.
Ogni giorno piove sulla testa di noi malcapitati qualche studio pedagogico condotto in una qualche università, nel quale si dimostra quanto noi genitori dobbiamo essere attenti, presenti e nel modo giusto, pena avere un figlio al quale non abbiamo dato tutte le possibilità di cui ha diritto.
Completamente d’accordo, ci mancherebbe altro, ma l’ansia da prestazione aumenta sempre più insieme alle domande che sorgono spontanee: chi è quel genitore che riesce a lavorare, guadagnare, stare insieme ai figli, giocare, divertirsi, leggere insieme… forse in un’altra società, non certo quella in cui siamo immersi.



ciao!ho letto anch'io quell'articolo.
e capisco le tue riflessioni, ma secondo me si tratta di dare delle priorità. non possiamo pensare di allevare un bambino che eccelle in tutto. secondo me ci possiamo "limitare" a trasmettergli quello che ci è più congeniale. io per esempio non gli farei mancare mai, a prescindere da questo articolo, le fiabe della buonanotte. ma se a un certo punto dovesse venir fuori che per crescere bene un bimbo deve fare alpinismo e io sono a roma, amen. crescerà con questa lacuna.
sai cosa? mi smebra che ci sia quest'ansia dilagante per le scelte. forse sto allargando troppo il discorso, ma è comunque calzante. siamo poco disposti a prendere delle scelte. e vogliamo fare tutto. e vogliamo far fare ai nostri figli TUTTO. forse è questa la chiave?
grazie di aver dato espressione a un pensiero latente che mi porto indietro da tempo e che – appunto! – non ho neanche tempo di fissare su schermo (o carta).
a presto, s.
Concordo pienamente con l'ansia da prestazione…di carattere sono sempre stata una precisina e perfezionista (odioso!) e quindi ho preso il mestiere di mamma come una missione. Certo che poi uno si sfibra! E poi con tutti questi dover fare, dover leggere, dover stimolare ti passa la voglia di stare insieme ai figli, diventa un dovere quello che dovrebbe rimanere un sacrosanto piacere. I bambini sentono quando uno è autentico, fosse anche soltanto per poco tempo al giorno e quindi meglio poco ma buono!
Grazie per la riflessione.
la figlia della mia collega è appena entrata all'asilo (a quattro anni)… è in una scuola francese a lux, e quindi è entrata in ritardo rispetto agli altri compagni, perchè per il lux entri a quattro anni compiuti, mentre i francesi a tre come in italia.
Insomma, è andata a parlare con la maestra, e questa le ha detto che si era stupita perchè all'inizio la bambina "non sapeva nemmeno riconoscere il proprio nome se lo vedeva scritto"… a quattro anni? E non le pare normale? Ormai alla materna fanno quello che facevano in prima elementare una volta… mi sembra un pochino troppo…
Io cerco di non prendere mai troppo alla lettera questi articoli, non perchè non condivida il messaggio di fondo, ma perchè penso che poi corriamo il rischio che essere genitori sia una prestazione e essere figli lo stesso. E non voglio che i miei figli abbiano questa sensazione di dover soddisfare le nostre aspettative. Inoltre, credo che più che le fiabe occorra dare i giusti stimoli durante il giorno, magari non piazzando i figli troppo tempo da soli di fronte alla tv. Penso che anche giocare liberamente con dei coetanei, inventando dei giochi di ruolo, delle storie tra loro, stimoli la loro fantasia. Anche se a mio figlio di 3 anni leggo qualche fiaba, vedo che pure da solo ha interesse per il libro e solo guardando le figure si racconta le storie. E poi vorrei vedere da che famiglie vengono questi bambini inglesi della ricerca…
Per quello che mi riguarda faccio solo ciò che mi viene spontaneo fare, senza artificiosità e senza pensare troppo al manuale del bimbo perfetto. Comunque un paio di mattine fa, mentre aspettavo il mio turno per un prelievo del sangue, non ho potuto fare a meno di ascoltare un discorso tra due mamme, italianissime, preciso. Per farla breve, una chiedeva all'altra l'indirizzo dell'asilo nido (sottolineo NIDO) "dove insegnano ai bambini l'inglese ed un'altra lingua straniera a scelta dei genitori". Per un attimo mi sono chiesta se stessero delirando.
http://www.mammasidiventa.ilcanocchiale.it
Proprio oggi leggevo sul "The Guardian", l'ennesimo articolo in cui si mette in discussione l'usanza British di far cominciare la scuola a 5 anni (che significa che molti bambini entrano in effetti a 4 anni e mezzo). E' controproducente. A sette anni raggiungono in generale un livello inferiore a quello degli altri bambini europei che cominciano tra i 6 e i 7 anni.
Quanto ai bambini che arrivano alle elementari, a 5 anni, senza ancora saper parlare bene posso confermare che è vero. Colpa delle famiglie? Non so, non sempre, credo ci sia altro. Ho una forte teoria personale sui nati prematuri. Oggi in GB è normale che un bambino nato a 26 settimane sopravviva, talvolta anche prima. Fino anche solo a 15 anni fa era inconcepibile o quanto meno rarissimo. Questa è la prima generazione di bambini nati così estremamente prematuri, e solo adesso ci si rende conto che la maggior parte di questi bambini ha difficoltà di apprendimento perché è in ritardo con lo sviluppo, o magari semplicemente si ritrova nell'anno scolastico sbagliato, essendo nato 3-4 mesi prima del dovuto.
Noi genitori dobbiamo fare del nostro meglio, ma bisogna tenere presente che ci sono moltissimi fattori che possono influire sulle statistiche.
@mammaemigrata – qui in GB la maggior parte dei bambini sa riconoscere il proprio nome scritto a 3 anni e mezzo. Il problema poi magari è che in seconda elementare molti dei "bambini d'estate", quelli più piccoli, ancora non sanno scrivere.
non so se sia giusto o meno. probabilmente va tanto bene che le mamme e i genitori sappiano declinare a misura loro le proposte psicoeducative che ci piovono addosso … ma resta il fatto che siamo sotto pressione costantemente e a sentirci spiegare non solo i perchè e i percome, ma anche come, dove, quando, quanto dobbiamo fare….
sono consapevole che la società oggi è complessa e che i bambini sono già educati e spinti a tener conto, sin da piccoli, di questa complessità.
è inevitabile.
ma siamo spinti a spostare ogni gg più in là l'ostacolo.
mi chiedo ma l'umanità non è evoluta anche nei vuoti, nelle imprecisioni, nelle imperfezioni, nel non fatto?
insomma lasciando che ci fosse spazio anche la fatalismo, l'ozio, e al tempo per crescere in armonia con se stessi…
mah!
io concordo con quel che dice caia. Al giorno d'oggi nessuno vuol optare per delle scelte, perchè, si sa, ogni scelta conmporta una rinuncia.
E così ecco che tutto diventa una corsa all'oro, a chi sa fare di più e prima, a chi nuota, chi pedala senza rotelle, chi parla due lingue, chi conta fino a 100, per primo.
E di conseguenza tutti di corsa per lavorare, tornare a casa in tempo perchè è importante fare il bagnetto insieme, perchè si deve metterli a letto con un rituale, perchè si deve leggere la fiaba… ecco, anche io come Caia, mi dò delle priorità, e una volta scelte queste, quel che viene è tutto grasso che cola. E alla fiaba prima di dormire nemmeno io rinuncio.
non so, pero' io, o se posso estendere noi, nel senso di quelli della nostra generazione, siamo cresciuti in famiglie magari attente ma senza avere tutti gli stimoli del mondo.
E alla fine non siamo venuti su troppo male no?
Nemo
Concordo anch'io con Caia e Lisa, inutile pensare di essere onnipresenti, così si diventa anche troppo ansiose. Si sceglie, e si vive serene sapendo che la scelta è stata fatta per amore dei nostri figli. Il resto non importa…
Se fossi in te, brevetterei la definizione "Slow Mom" e proporrei una collaborazione a Carlin Petrini. Magari ne nasce un progetto interessante sullo svezzamento, l'alimentazione e la percezione della vita che si trasmette ai bambini.
Ieri ero a un convegno sul corporate storytelling e una pedagogista ha fatto una digressione sul modo in cui le storie ci aiutano a capire e ricordare la realtà. Ho avuto un'illuminazione: mio marito, che viene da una famiglia colta ma senza interesse per la narrativa, ha difficoltà di lessico e memoria.
interessante, Lanterna. anche io credo molto nel potere dello storytelling, e anche questa spiegazione mi conferma ulteriormente l'utilità della lettura e del raccontare ai bambini.
Penso che l'ansia da prestazione nasca in primo luogo dalla nostra consapevolezza di non avere abbastanza tempo da dedicare ai figli, di essere perennemente in una situazione di equilibrio imperfetto nella gestione del tempo. E questo a prescindere da articoli, ricerche, ecc. All'"ansia da prestazione" penso che si debba rispondere con una sana e realistica riflessione di ciò che davvero si può fare in 24 ore giornaliere..e dopo questo cercare di fare in modo di non trasmettere quest'ansia ai nostri figli…