Cristina64 ha 2 figli di 13 e 17 anni, i problemi e le ansie dei genitori alle prese con la scuola primaria li conosce bene.
Un consiglio alle mamme che quest’anno affrontano la scuola?
Un aspetto da non sottovalutare è sicuramente la comunicazione con gli insegnanti. Ricordatevi che essa può essere gestita dai rappresentanti di classe, qualora nasca un problema comune, generalizzato, che riguarda al totalità della classe.
Anche in questo caso, però, è necessario che tutti i genitori siano concordi nell’affidare al rappresentante il ruolo di portavoce, e concordi anche nello stabilire che cosa e in che termini il problema dev’essere presentato.
Ma abbiate chiaro che il rappresentante non può essere –e non deve essere- un vostro sostituto. Se il problema è di vostro figlio, va affrontato direttamente da voi; voi che conoscete il bambino e potete dare la giusta collocazione al problema.
Ricordate anche che –tranne in casi davvero rari- l’insegnante non è un sospetto da tenere d’occhio o, peggio ancora, un nemico da abbattere se si verifica un problema. Con l’insegnante si deve dialogare, per la serenità di vostro figlio e la tranquillità vostra (non sono un’insegnante sotto mentite spoglie, ma una mamma che ci è già passata…).
Ci sono errori che non rifaresti nell’affrontare la scuola primaria con i tuoi figli?
Errori ne ho commessi anch’io, come tutte le mamme. Il principale riguarda proprio la comunicazione con gli insegnanti.
Per il timore di creare maggiori problemi a mia figlia, la secondogenita, quando frequentava la seconda elementare e aveva incrociato un’insegnante che davvero spaventava la metà della classe, che strillava e a volte umiliava i bambini, non ho affrontato la situazione come avrei dovuto. Non sono andata a parlare con l’insegnante su questo specifico problema. Di fronte alle lacrime e alla paura che mia figlia manifestava nell’andare a scuola nei giorni di lezione con questa persona, ho preferito “lavorare” su di lei, spronandola a superare le sue paure, spiegandole che nella vita avrebbe trovato scogli alti come e più di quello che stava affrontando, insegnandole a tenere duro. Questo modo di fare ha dato i suoi frutti, ma è stato molto faticoso. E ora penso che avrei potuto, anzi, dovuto fare entrambe le cose: aiutare mia figlia a reagire, ma anche tutelarla pretendendo un colloquio franco con l’insegnante. Sarebbe stato molto meglio.
Aiutare i figli nei compiti o lasciare loro autonomia sin dall’inizio?
Un secondo errore che ho commesso con la secondogenita (ebbene si, con il primogenito tutto si è incasellato naturalmente, con la seconda esperienza, invece, ci sono stati degli intoppi) è stato quello di starle vicino troppo a lungo nello svolgimento dei compiti. Sicuramente nei primi anni vanno seguiti, con pazienza e disponibilità. Vanno a volte aiutati a “imparare a studiare”, perché è una fortuna trovare insegnanti insegnino ai ragazzini un metodo di apprendimento che sia utile alle elementari e che –come dire?- cresca con loro: è più frequente il contrario, purtroppo. Ma gradualmente vanno lasciati liberi: liberi di organizzarsi (anche se dovessero farlo in un modo che a noi sembra “sbagliato”), liberi di sbagliare un compito, liberi di chiedere il nostro aiuto o di rifiutarlo. Ci dev’essere sempre una grande disponibilità a sedersi accanto a loro per spiegare loro un concetto che non hanno capito, qualora ce lo richiedano; ma entro la fine del ciclo elementare devono essere fondamentalmente autonomi. Altrimenti, alle medie diventa tutto più difficile. Difficile per loro emanciparsi. Difficile per noi convincerci che “con le materie più difficili che devono studiare” possano farcela da soli. Difficile anche –a volte- seguirli (d’altronde i metodi di studio e lezione usati ora non sono quelli che abbiamo usato noi).Quindi, disponibilità sempre; ma progressivamente aiutarli a diventare autonomi.
Del resto, non è questo il nostro compito, in tutti gli aspetti della vita dei nostri figli?

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