Primo giorno di scuola: Raperonzolo

Raperonzolo nel suo blog ci ha raccontato spesso del diverso metodo scolastico che c’è in Inghilterra, dove vive con la sua famiglia e i suoi due figli in età scolastica.

Se ripensi ai primi giorni di scuola di tuo figlio, c’è qualche consiglio che ti viene in mente di dare alle mamme che a settembre si troveranno in questa situazione?
Consiglierei di dare poco per scontato. Dare per scontato che solo per il fatto che vanno a scuola impareranno; dare per scontato che se non sono bravi è colpa loro che non studiano o colpa della maestra che non sa insegnare (la vita è più complicata e spesso può capitare che anche un bambino volenteroso, con una brava maestra possa faticare, vuoi perché ci sono cose che non capisce, vuoi perché non riesce a concentrarsi in classe, vuoi perché non è adatto a un certo tipo d’insegnamento, vuoi perché magari semplicemente non è ancora pronto). Responsabilizzare troppo la scuola o il bambino a mio avviso è un errore. I bambini vanno seguiti. Deve essere un triangolo: bambino, scuola, genitori.

Mi racconti come in England vi destreggiate tra i vari terms? qui 3 mesi di interruzione ci mandano in tilt, ma se penso a interruzioni ogni 6 settimane mi viene male, soprattutto per l’organizzazione del lavoro.
Mah! Io mi destreggio bene perché lavorando in una scuola ho le stesse vacanze dei bambini. Gli altri, di solito, se non hanno nonni a portata, negli half-term mettono i bambini per due o tre giorni in un holiday club e gli altri giorni se li suddividono tra ferie mamma e papà, un giorno uno e un giorno l’altro. Costa ma è fattibile.

In Inghilterra si inizia a 5 anni la scuola, l’anno della reception è un anno scolastico a tutti gli effetti o si tiene conto dell’età dei bambini? 
Cominciano a 5 anni i bambini nati a settembre, i bambini nati ad agosto invece cominciano a 4 anni appena compiuti. Molte scuole posticipano l’ingresso dei nati tra aprile e agosto al secondo trimestre, così che abbiano almeno 4 anni e mezzo, ma questo significa che non solo i più piccoli hanno lo svantaggio dell’età, ma anche di un trimestre in meno in  Reception. Inoltre, l’ingresso posticipato non esiste più in prima, dove tutti cominciano a settembre. E’ un problema grosso che suscita dibattiti a non finire. Significa che i “bambini d’estate”, come li chiamano qui, cominciano poi la prima elementare a 5 anni appena compiuti, troppo presto (mentre “i bambini d’autunno” comiciano a 6 anni, come in Italia). Senza contare il fatto che la scuola è obbligatoria solo dopo il quinto compleanno e che quindi non tutti i bambini frequentano l’anno di Reception. Il problema è che Reception per molti anni è stata vista come un vero e proprio ingresso alle elementari. In teoria i bambini dovrebbero arrivare in prima già sapendo leggere e scrivere. Ma i bambini d’estate faticano. Faticano al punto che, tranne rare eccezioni, arrivati in terza elementare, il divario del livello di apprendimento tra i bambini più grandi e quelli più piccoli è pari spesso al doppio o il triplo del divario dell’età. Un esempio: in matematica alla fine della terza il bambino “medio” dovrebbe avere raggiunto un livello 3c. Nella classe di Figlio uno, in matematica, ci sono tre bambini a livello 4c (il livello di una quinta), tutti nati tra settembre e ottobre; nessuno dei bambini d’estate invece ha raggiunto il livello 3c. Dei nati tra luglio e agosto, la maggior parte ha raggiunto solo un livello 2c (il livello del primo trimestre di una seconda). Il divario è così immenso che si creano tre velocità, tre gruppi di lavoro, tre programmi differenziati. E’ come avere tre classi in una stessa classe. Se poi si aggiunge anche che nella stessa classe esiste un piccolo genio (livello 5a, pari al secondo anno di superiori) e un bambino con difficoltà di apprendimento (livello 1c), si può capire che la differenziazione dei programmi crei grandi complicazioni. Si può convivere facilmente con la differenza tra il bambino 5a e il bambino 1c perché la fa madre natura, ma per tutti gli altri bambini la pecca invece, a mio parere, è in un sistema che chiede troppo a bambini troppo giovani e finisce per rallentarne la capacità di apprendimento. 

Con l’ultima riforma si è fatto un passo indietro con Reception, facendolo diventare un secondo anno di asilo (anche se con l’orario pieno delle elementari): Nursery è stata ribattezzata Foundation 1, mentre Reception Foundation 2. Si sono abbattute le pareti e creato un unico ambiente per le due classi. Il curriculum è lo stesso, ma con un approccio più montessoriano, dove i bambini imparano soprattutto attraverso il gioco. Non so se funziona. Vi saprò dire tra un anno. Intanto benedico il fatto che Figlio-due è nato a novembre e sarà tra i più grandi.

Il fatto che tu abbia studiato con un metodo diverso in italia ti crea problemi nel seguire i tuoi figli in un sistema scolastico diverso? Come ti rapporti con gli insegnanti?
I primi anni di Figlio-uno sì. Credo sia stato proprio il mio cercare di capire cosa gli veniva insegnato e come avvicinarmi alla scuola, a fare volontariato, prendere il diploma e infine lavorare come insegnante di supporto. Il sistema è così radicalmente diverso che se non lo avessi fatto mi sarebbe stato impossibile seguirli. E’ un sistema che ammiro molto ma su cui ho anche qualche riserva. Ammiro il fatto che sia straordinariamente stimolante. Si gioca molto nelle scuole inglesi, si segue la maestra seduti sul tappeto, si usa la tecnologia: lavagne elettroniche collegate al computer, lezioni interattive, progetti e topics che portano a lavori finali di ampio respiro. Ammiro il modo in cui viene insegnata la lingua scritta. Nei miei ricordi, alle elementari, noi facevamo i temini, i riassunti e le ricerche. Qui insegnano a scrivere fiction o non fiction, a redarre un mito, a scrivere un articolo di giornale, recensioni, una sceneggiatura, un testo teatrale, una lettera formale, un testo persuasivo letterario, un testo persuasivo pubblicitario, argomentazioni bilanciate. Questo potrebbe spiegare perché in Italia siamo tutti “opinionisti”, mentre gli anglosassoni tirino fuori fior di giornalisti. Ricordo che in sesta una volta il maestro allestì un vero e proprio processo con giudice, giuria, accusa, difensori. Ciascun bambino doveva portare nella propria arringa un testo persuasivo, oggettivamente argomentato e sostanziato da fatti comprovabili. La giuria, attenendosi ai fatti, doveva emettere il verdetto. Trovai la cosa assolutamente geniale.

Là dove invece, a mio parere, il sistema fa acqua è sull’insegnamento della matematica: un curriculum vaneggiante e schizofrenico e che fa sì che in quinta elementare due terzi dei bambini non sappiano fare una semplice sottrazione, questo perché insegnano il metodo in colonna solo alla fine della quarta, dopo avergli insegnato altri 6 metodi prima, senza avergli dato il tempo di assimilarne nessuno.

L’altro punto debole è la rigidità e la vastità del curriculum e la rigorosità dei tempi di lezione. Per gli insegnanti ogni lezione è una corsa a cronometro: 15 minuti di “warm up”, 20 di lezione, 20 di attività. Ora che i bambini hanno preso i quaderni e si sono seduti ai banchi, i 20 minuti sono già 15. Con un bambino come Figlio-uno che impiega almeno 15 minuti a scendere dall’astronave e capire dove si trova e che deve fare, non c’è da sorprendersi che fino alla terza raramente scrivesse più di tre parole al giorno.  Appena iniziava a scrivere… ZAC! pranzo. ZAC! ricreazione. ZAC! materia successiva. Insomma, insegnano tanto e bene, ma poi non danno il tempo ai bambini d’imparare, assimilare e di fare. Questo è un altro fattore che accresce il divario tra i bambini più grandi e i più piccoli, oppure quelli a cui basta la lezione e quelli che invece hanno bisogno di fare molti esercizi altrimenti dimenticano o si confondono.

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