Un esperimento sociologico andato a buon fine: dopo due mesi che non seguo più facebook e il megaminimondo che lo popola, posso affermare soddisfatta che la qualità della mia vita ne ha tratto enorme beneficio.
L’indigestione alla fine è arrivata, non poteva non essere così e adesso mi godo il silenzio.
Niente più ore trascorse davanti allo schermo a divagare tra informazioni a getto continuo, consigli, giudizi, critiche e segnalazioni di articoli di giornale che devono essere letti. Il vantaggio è stata la riscoperta della navigazione ‘di testa mia’, senza suggerimenti continui. E il gusto di leggere i blog, luoghi più silenziosi, con post pensati e articolati.
Niente più monitoraggio continuo di luoghi visitati o gesta compiute, che sono poi gli atti quotidiani di ogni comune mortale, ma raccontati su facebook paiono sempre un po’ eroici.
Niente più foto di viaggi esotici postati per suscitare invidia, che mi ricorda tanto il ‘Mamma, guarda come sono bravo’ che tutti i bambini dicono.
Niente più aggiornamenti in tempo reale sui luoghi raggiunti da tizio e caio. E il tutto a vantaggio delle amicizie, quelle vere. Perché ho riscoperto il gusto dell’incontro con un’amica senza già sapere tutto perché era postato su fb.
Mi sono come disintossicata dal continuo rumore di fondo che mi toglie concentrazione, tanta, a scapito di attività molto più utili. Parlo per me ovviamente e per il concetto che ho del tempo, e di come utilizzarlo. So che pochi hanno questo senso di fastidio, riconoscendo a fb tanti altri vantaggi che io non apprezzo.
Poi ho letto le parole di Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale, che del web 2.0 dice:
la rete di massa ha portato a una sorta di cortocircuito: l’utente diventa un cliente o un consumatore di default.
e ho capito il perché di quel senso di fastidio quando frequento questi ambienti virtuali.


