Prima o poi colpisce tutti, come l’influenza intestinale che credi di essertela già presa e poi quando l’epidemia è passata, zac, colpisce anche te. Colpisce tutti indistintamente: blogger, social networker e anche neofiti della rete, vedi i bambini che caricano il loro primo video su youtube e controllano di continuo quante visite hanno avuto.
I sintomi sono molti, si passa dallo stare svariate ore al giorno collegati non per lavorare o non solo per quello, diciamo che su un 20 per cento di produzione si alterna l’80 per cento di cazzeggio, pardon informazione, il continuo check dello status dei social network, per vedere cosa dice la rete, mail controllate on line e sullo smartphone, contemporaneamente per vedere se i due aggeggi sono configurati bene, risposta ai post degli amici, tanto per fargli vedere che ci interessa di loro e nel tempo libero produzione di post, per far andare avanti la nostra presenza online, indispensabile ormai in qualsiasi campo si lavori.
Il picco si tocca di solito quando ci si sveglia nel cuore della notte con il batticuore perché non ci si ricorda se si è risposto a una mail solo nella nostra mente o anche nella reale realtà. Perché tra virtuale e reale c’è una sottilissima differenza: quello che si scrive lo si pensa spesso proprio nel momento in cui lo si sta scrivendo e quindi spesso la dicotomia tra pensiero e parola non è poi così chiara. Questa sorta di schizofrenia è il primo campanello che dovrebbe suggerire di darci un taglio o perlomeno di scollegare il cervello per qualche ora al giorno, perché il rischio della vita online è, tra l’altro, che il pensiero non si ferma mai.
La sindrome è ufficialmente conclamata il giorno in cui un vero e proprio senso di nausea ci assale appena ci avviciniamo al computer o prendiamo in mano lo smartphone senza uno scopo preciso, ma per guardare cosa c’è di nuovo. E soprattutto quando la nostra memoria recente risulta satura, non riusciamo più a tenere a mente nulla, perché i file temporanei del nostro cervello sono troppi.
La guarigione arriva solitamente dopo almeno una buona settimana offline, insieme alla consapevolezza che la vita online procede anche senza la nostra indispensabile presenza. Sono state però riscontrate numerose recidive.


stranamente mi sento salva
ma io in effetti sono una di quelle che alle 4 del pomeriggio spegne tutto e va a giocare. e non ho lo smartphone e non ho nemmeno ben capito a cosa serve.
sai cosa credo? che tu sei della generazione digitale. infatti sono convinta che i nativi digitali non avranno i problemi di addiction perché ci sono nati dentro la rete, e la useranno senza farsi prendere dalla frenesia del voler fare tutto sempre. io ne ero vittima anni fa, ora anche io metto un inizio e una fine, ogni giorno e il resto del tempo vivo. ma giuro che ne conosco tanti afflitti dalla sindrome, parlano solo ed esclusivamente di quello.
a proposito
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_gennaio_24/burchia-due-minuti-nulla_d9e92522-27af-11e0-9fb9-00144f02aabc.shtml
vero vero…una volta che sono stato senza laptop per un mese perche’ in riparazione mi si e’ aperto un mondo!!!
Ovviamente, nonostante i buoni propositi, si e’ richiuso appena mi hanno ridato il laptop.
A proposito, perche’ sono qui invece di stare a leggere un buon libro???
[e il resto del tempo vivo]
ecco, hai detto tutto. forse molta gente sta smettendo di vivere e preferisce presenziare, piuttosto che staccare la spina e diventare protagonista.
Roma, 25 gen. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Una vita sempre online. Adolescenti che, come prima cosa appena rientrati a casa, accendono il pc e non si staccano piu’ da Facebook; trentenni preda del gioco d’azzardo o della pornografia in rete; coppie in crisi per colpa di Internet, con un aumento dei casi di spionaggio della vita ‘virtuale’ del partner. E’ la web-mania, fenomeno dilagante anche in Italia, che in molti casi sfocia in una vera e propria dipendenza. Oltre 170 ‘malati’ di Internet si sono rivolti al Centro per le psicopatologie da web del Policlinico Gemelli di Roma, in poco piu’ di un anno dalla nascita della struttura. A disintossicarsi dalla rete, Facebook e social network in testa, sono soprattutto giovani adulti e ragazzini accompagnati da genitori preoccupati, spiega Federico Tonioni, lo psichiatra che dirige il Centro capitolino. “Aggressivita’ e depressione sono i primi sintomi di astinenza da pc che vediamo nei nostri pazienti – racconta l’esperto all’Adnkronos Salute – mentre il principale segno di intossicazione e’ la dissociazione”.
anche io mi sono un po’ disintossicata…come hai detto tu a mammafelice alla fine si impara anche a staccare la spina.
per fortuna…anche se…no lo devo ammettere io ho lo smartphone e lo uso. eccome lo uso!