Da figlia ho odiato Amy Chua dalla prima riga del suo libro, Il ruggito della mamma tigre, sobbalzando a ogni episodio in cui racconta la rigidità nei confronti delle figlie affinché tirino fuori sempre il meglio in ogni campo: dallo strumento musicale imposto loro, ai risultati scolastici. Tuttavia, da mamma, quando ho chiuso il libro ho provato un senso di profonda ammirazione ed empatia nei suoi confronti.
Un libro che va letto, perché dalle polemiche sorte sui blog nei mesi scorsi, anche su questo, potrebbe essere liquidato con un semplice ‘io la penso diversamente, non mi comporterei mai come ha fatto lei’. Il significato è un altro, si capisce da subito quanto noi mamme siamo simili nella nostra diversità e di quanto l’educazione che abbiamo ricevuto ci condizioni sin dal primo momento in cui vediamo nostro figlio fuori dalla pancia. E di come, per fortuna, siamo disposte a invertire la rotta, intuendo che i figli sono altro da noi.
Amy Chua non è una mamma facile, credo che a parlare con Sophie e Lulu, le figlie, ci sarebbe molto da scoprire, ma è una mamma che ha portato avanti con coraggio un metodo educativo non omologato, è questo un altro messaggio importante che si percepisce dal libro che sin dalla sua pubblicazione negli Stati Uniti ha sollevato un mare di polemiche. Non condivido la distinzione che serpeggia in tutto il libro tra ‘mamma cinese’ contrapposta a ‘mamma occidentale’, forse perché il modello di mamma occidentale che Amy Chua conosce è quello americano, che non ha molto a che fare con noi mamme italiane, ma credo invece nella distinzione tra ‘mamma che si lascia portare dalla corrente’ e ‘mamma che va controcorrente’.
Anch’io, pur non essendo una mamma cinese, non ho mai lasciato i miei figli andare a dormire dagli amichetti, semplicemente perché credo che i bambini è meglio che stiano nella propria famiglia e non per un principio educativo particolare. Anch’io, come Amy Chua, sono convinta che i bambini non debbano essere sommersi di doni costosi ad ogni festa o ricorrenza particolare, ma allo stesso tempo non condivido assolutamente la sua ostinazione a schiacciare l’acceleratore fino in fondo perché i figli sfruttino al massimo le loro potenzialità. Ognuno di noi ha diritto alle debolezze, ai fallimenti, che fanno parte della vita e formano il carattere, tanto quanto i successi. Eppure possiamo imparare molto da questo libro, noi ‘mamme occidentali’, forse a non mollare troppo presto di fronte all’indolenza e pigrizia che coglie tutti i bambini, a esortarli a credere di più in loro stessi, e questo presuppone che ci crediamo noi per prime.
Mio figlio ha iniziato a studiare pianoforte in seconda elementare, in terza ha lasciato, non sono stata abbastanza forte da insistere, non ritenevo che i continui rimproveri perché si applicasse facessero bene a lui e al nostro rapporto; ho fatto bene io o Amy Chua che ha insistito e ha due figlie che tengono concerti alla Carnegie Hall? Sono convinta che le strade della maternità siano lastricate delle migliori intenzioni.



Non ho letto il libro ma se trovo il tempo mi piacerebbe farlo.
Sarebbe però interessante conoscere anche il punto di vista delle figlie per capire realemente l’efficacia ed i risultati di questo “metodo”
anche il punto di vista del marito, a dire il vero
Sono molto incuriosita da questo libro, e probabilmente lo leggerò. Il difficile è riuscire a leggerlo con neutralità, invece ci facciamo condizionare dal contesto in cui viviamo e dalle nostre idee che spesso riteniamo forti per paura che qualcuno possa farci cambiare idea.Quello che spesso mi chiedo è se la via di mezzo sia sempre quella giusta…
stefy
guarda, io l’ho iniziato molto prevenuta, perché avevo davvero letto di tutto e di più sul libro. devo dire che gli articoli scritti sono stati fatti più che altro per creare polemica, perché sappiamo bene che l’argomento educazione suscita dibattiti.
come ho detto nel post per indole non ho il ‘gene del vincente’ dentro di me, e per questo non riesco a comprendere la necessità di avere dei figli che eccellono in tutto e per tutto ad ogni costo. ciononostante ho trovato degli insegnamenti molto significativi, forse ho messo in dubbio la mia indole rinunciataria che involontariamente sto trasmettendo ai miei figli. insomma, credo che ci mediterò su a lungo.
e aggiungo che anche il mio modo di pensare, seppure opposto a quello dell’autrice, lo ‘impongo’ ai miei figli perché ritengo sia il migliore, quindi non vedo perché biasimare Amy Chua.
Devo dire che ho cambiato idea su questo libro quando ho visto la reazione della comunità asiatico-americana, che non ci ha trovato niente di particolarmente scandaloso, solo una (leggera) estremizzazione di istanze che sono sempre state presenti nelle loro famiglie.
Ti linko un esempio:
http://www.sweetfineday.com/2011/02/who-needs-tiger-mom-when-you-have-stereotypes-to-fulfill/
mah guarda lanterna che anche qui tra le mamme e persone che frequento e che hanno letto il libro ha suscitato parecchie polemiche e reazioni!!!!
io ho cominciato ad poco a leggerlo e in inglese e quindi probabilmente ci metterò 10 anni a finirlo…
comunque secondo è da leggere e fa riflettere.
fa riflettere anche su un’altra cose, che non ho scritto nel post. tutti noi genitori siamo vittime a nostra volta di un’educazione ricevuta, e a pagarne le conseguenze come sappiamo non siamo solo noi ma i nostri figli. quello che mi lascia perplessa dell’autrice del libro e il non aver demolito, discusso o almeno criticato l’educazione ricevuta. qualsiasi buono psicoanalista glielo consiglierebbe, con grande vantaggio per lei, le sue figlie e soprattutto suo marito, che in tutta questa storia pare una vittima silente.
Sicuramente lo leggerò perché mi hai molto incuriosita, ma devo dire che credo di aver capito in che tipologia la mamma tigre si inquadra e confermo che si tratta, al di là degli stereotipi, di un modello tradizionale nell’estremo oriente. I miei amici giapponesi, in particolar modo, mi hanno raccontato delle levatacce imposte loro a 4-5 anni per prepararsi il pranzo senza alcun aiuto, delle ore di studio in più fino a tarda notte per eccellere a scuola e così via. Magari questo porterà all’eccellenza, ma cementa un senso di inadeguatezza perenne. La mia più cara amica nipponica, con una mamma del genere (nonostante l’apparente cordialità con gli estranei, faceva paura anche a me quando l’ho conosciuta) ora, da adulta, ha sì due lauree, il diploma di pianoforte e di canto, ma è ossessionata da ogni aspetto imperfetto della propria vita e costantemente infelice, tanto da eccedere nel bere ogni tanto. Di sé parla sempre in termini negativi. Io credo che quella madre che ha sempre sottolineato i suoi punti deboli ne sia in gran parte responsabile.
Probabilmente io non sarò mai madre perché la natura in questo non mi aiuta, ma, se avessi la grande gioia di esserlo, preferirei figli felici e imperfetti a figli eccezionali e depressi.
Mrs Craddock, concordo con te in tutto. Non avendo mai avuto genitori che pretendessero troppo da me, sicuramente non ho raggiunto livelli tipo due lauree etc etc. , ma devo dire che tutto quello che ho studiato, provato nella vita l’ho scelto io, e mi incolpo degli insuccessi come mi ritengo responsabile dei miei successi. credo che come genitore vorrei mettermi da parte, aiutare nella crescita i miei figli, ma non fare la protagonista a tutti i costi. i protagonisti della loro vita sono loro, non lo siamo noi mamme….
Per quello che leggo nel tuo blog e per il buon senso che ne traspare sento che sei una grande mamma; la cosa più bella è che sei una mamma che si interroga sulle proprie scelte, che si mette in discussione, che pensa.
Ho appena ordinato “Il ruggito della mamma tigre” su Amazon (ormai, vista la differenza di prezzo, iBS sta andando in pensione per me), con molta curiosità e, spero, la necessaria apertura per cercare di vedervi, ove ve ne fossero, anche i lati positivi. Ti farò sapere.
grazie MrsCraddock, divento rossa…
in effetti anche io compro tutto su amazon e mi dispiace per ibs che conosco sin dalla sua nascita e sono sempre stata affezionata cliente.
Questa mattina ho finito di leggere le ultime pagine della “Tiger mom” e posso testimoniare che questa donna è una sorta di strega: per quanto dica le cose più assurde dal punto di vista pedagogico che possa immaginarmi messe tutte insieme, il lettore – per qualche incomprensibile ragione – non può fare a meno di darle ragione, di parteggiare per lei. Non so se si tratti di un’intelligente strategia commerciale, ma sta di fatto che il libro si legge tutto d’un fiato e che fa veramente venire la voglia di andare avanti.
Detto ciò, sono ancora convinta che la Chua sbagli. Che ci sia una bella differenza tra fare dei figli delle persone di successo e renderli felici. Che, come dimostra anche l’esperienza con la sua figlia minore Lulu, ci sono ragazzi che magari sarebbero stati molto più tenaci nelle loro passioni se educati con un metodo diverso, che li trattasse da esseri umani e non da macchine industriali. Ho letto anche il blog di Sophia, la primogenita della Tigre e, a dispetto della presunta profondità-genialità della pianista fenomeno, mi sembra un’adolescente sciocchina come tante, tutta lustrini e paillette e feste esclusive, alle quali partecipa insieme alla sua mamma patinata tutta tirata a lucido come lei.
In generale, ho l’impressione che la Chua concepisca ogni interesse culturale solo come performance e ogni sforzo solo in vista della notorietà. Mi ha dato l’impressione (una volta chiuso il libro e finito l’effetto del suo fascino) di essere una persona vuota, per la quale l’amore per la musica, il teatro, la letteratura etc. è solo un’inutile perdita di tempo, che sottrae energie all’esercizio meccanico. Quando, da bambina, mi perdevo estasiata a contemplare per ore una pagina di un libro troppo bella per essere vera; quando, al liceo, avevo il cuore che mi batteva per le parole di Meleagro di Gadara troppo perfette per essere state scritte così tanti secoli prima, lei – fosse stata mia madre – mi avrebbe urlato nelle orecchie di non perdere tempo e di andare avanti nello studio. Ma io so che avrei fatto: quello che ha fatto Lulu, cioè avrei iniziato ad odiare quei libri e ciò che mi ricordavano (le urla di mia madre). Invece, per fortuna, non ho avuto una Tiger mom, ma una mamma italiana dolce e rompiscatole senza eccessi e un padre italiano autorevole ma non tirannico. E non ho mai smesso di leggere, di amare l’arte e la musica, di lavorare duro per costruire la mia cultura. Soprattutto sono incredibilmente grata ai miei genitori, per il fatto che ci sono sempre stati quando ho avuto bisogno di loro, ma hanno sempre permesso che facessi le mie scelte, anche quando erano radicalmente diverse dai loro modelli culturali e sociali.
Detto ciò, non voglio dire che tutto quello che dice Amy Chua vada gettato nella spazzatura: alcuni avvertimenti, come la necessità di arginare il permissivismo, sono più che sensati. Ma questo vuol solo dire essere un genitore equilibrato, non una Tiger mom.
Un abbraccio.
hai scritto una bellissima testimonianza, Mrs Craddock, e te ne ringrazio molto.
A me il libro e’ piaciuto molto. Ma non ci ho cercato alcun intento pedagogico. La Chua non ha alcuna pretesa di essere considerata un modello educativo. Ha scritto delle sue vicende famigliari e lo ha fatto con grande stile. Ora, cosa mi e’ rimasto: distillando alcune cose ci sono e sono interessanti. La assoluta convinzione del potenziale dei figli, il durissimo lavoro fatto per permettere loro di sfruttarlo. La Chua non ha alcun interesse a che noi si segua il suo sistema, tuttavia quando siamo di fronte a dei figli pigri o che rinunciano alle prime difficolta’, pensiamo alla mamma tigre. Quando col pretesto di “lasciare che loro facciano i loro sbagli senza intrometterci” il realta’ pecchiamo sottilmente di menefreghismo…pensiamo al suo ruggito.
@ponchiaz: in effetti è lo spirito con cui ho chiuso l’ultima pagina del libro. di buono ci sono alcune cose da tirare fuori, e quella di vincere la pigrizia loro e nostra è sicuramente la più difficile da attuare, per noi genitori ‘occidentali’.
l’ho letto anche io, tutto d’un fiato e il mio pensiero l’ho messo qui.
http://momsinthecity.wordpress.com/2011/06/01/ho-letto-il-ruggito-della-mamma-tigre/
in verità l’argomento è molto complesso e ci vorrebbero pagine e pagine …
Esiste un solo approccio educativo? Lo stesso metodo produce gli stessi effetti indipendentemente dal carattere e le inclinazioni dei ragazzi? ‘E così importante bruciare le tappe e fare tutto con due anni di anticipo? Successo e felicità sono sinonimi? La rigidità ed i metodi coercitivi sono veramente i mezzi migliori per stimolare la creatività?
Mia figlia mi ha fatto buttare soldi per due anni di lezioni di piano, alle gare di nuoto si accontentava dell’ ultimo posto, ha imparato a leggere e scrivere alle elementari e tuttora è scarsa in matematica. Inoltre, ha diverse (ottime) amiche e capita anche di dormire da loro! Insomma, un totale fallimento per la signora Chua…
Ma no,dai, tiriamoci su, alle superiori ha cominciato a svelare le sue qualità: è una fotografa eccezionale (ha vinto qualche premio prestigioso), ha una grande passione per la storia, la filosofia, l’antropologia e la letteratura antica e moderna ed anche se non ha letto Sartre a 3 anni, ai 17 legge con passione e per sua scelta scrittori ben più tosti, ne elabora il pensiero ed ogni tanto butta giù qualche pensiero interessante. Comunque non è la prima della classe, ma forse potrebbe diventare psicoanalista e campare discretamente prendendo in cura tanti asiatici di successo!