Qualche settimana fa sul Corriere della Sera Mauro Covacich ha scritto un bellissimo pezzo sullo sport e su come talvolta venga frainteso da genitori e bambini.
Avete presente gli allenamenti di calcio fatti alle 5 di pomeriggio dopo una giornata di studio, con qualsiasi tempo, magari 3 volte a settimana? Dov’è che finisce lo sport come divertimento e dove inizia a essere cosiderato un lavoro? Perché di lavoro si tratta quando un bambino per anni viene portato agli allenamenti più volte a settimana, alle partite tutti i weekend con una pressione che si percepisce a distanza. Cosa ne è dell’autostima di questi bambini quando non ce la fanno a reggere i ritmi, ad essere dei campioni o peggio si ritrovano crescendo un fisico non adatto a quel tipo di sport? Forse si sentono delle schiappe, proprio come nel libro che ha avuto tanto successo ultimamente.
Così come ci sono le mamme che aspirano ad avere una Miss in famiglia, l’altra metà del cielo aspira ad avere un campione sportivo in casa. E’ una forma di riscatto sociale anche questa, ma lo stesso incitamento francamente non lo vedo nell’impegno scolastico e nel raggiungimento di buoni risultati a tutti i costi. Quello che vedo invece sono tanti soldatini intruppati nello sport allo stesso modo in cui lo sono nella scuola, perdendo così la possibilità di essere valvola di sfogo fisico e aiuto nella crescita. Ma dal momento che è assodato che l’istruzione è un diritto di tutti, perché lo sport deve esserlo solo dei più dotati?

Ti straquoto
Quando ero una bambina io mia mamma mi aveva iscritto a nuoto perchè voleva che imparassi a nuotare: “Non si sa mai nella vita”. Facendo gli scongiuri che non debba mai scoprire quanto può essere utile nella vita saper nuotare, quello che era un passatempo pian piano è cresciuto e nel giro di poco tempo diventato uno sport a tempo pieno, del tipo allenamento tutti i giorni e gare il sabato e la domenica. Finchè mi sono divertita. Quando ho detto ai miei genitori che non avevo intenzione di diventare una campionessa e che lo stress di gestire uno sport agonistico senza ambizioni era troppo, mi hanno permesso di ritirarmi senza repliche. Del resto avevo imparato a nuotare! Mio figlio fa attività sportiva una volta alla settimana, con gioia, senza pressioni. Il resto della settimana possiamo fare altri tipi di attività che non comportino regole, obiettivi, aspettative. E viviamo sereni e (quasi) in forma
Ciao Gloria,
sai che anche io ho fatto nuoto tre volte a settimana e a un certo punto mi è venuta la nausea? anche io poi ho mollato, col senno di poi mi è dispiaciuto, ma in quel momento lo studio e la vita richiedevano tempo che avrei sacrificato.