C’è un elemento nella maternità che distingue due tipi di mamme. Quelle che fanno le torte e quelle che non le fanno.
E’ a scuola che il problema esplode di solito in tutti i suoi significati più reconditi. Quando arriva, per tutte prima o poi, la richiesta di portare a scuola una torta, che sia per una festa di classe, per una raccolta di beneficenza, poco importa. E’ quello che scatena che mi sta a cuore.
Arriva di solito tuo figlio/figlia con la domanda: ‘Ho detto alla maestra che puoi fare una torta per domani’. Le reazioni sono varie: vanno dal panico (oddio devo ricordarmi di comprare le uova/farina/zucchero) all’autocompiacimento (adesso vi faccio vedere io cosa so fare).
Le mamme iperimpegnate dovrannno dimostrare prima di tutto a se stesse e poi agli altri che, nonostante siano appunto iperimpegnate, ai loro figli ci tengono e staranno sveglie la notte per cucinare (come Sarah Jessica Parker nel film ‘Ma come fa a far tutto’). Oppure andranno semplicemente dal panettiere e ne compreranno una bell’e fatta, ma in questo caso dovranno fare i conti con l’ennesimo senso di colpa che si aggiungerà alla lunga lista già compilata. Le mamme non troppo impegnate, invece, gongoleranno nell’autocompiacimento di avere il tempo di potersi dedicare a un’attività importante per la scuola e l’autostima di loro figlio. E poi ci sono le mamme che non sanno cucinare che andranno in crisi in ogni caso.
Avete capito il livello di pressione a cui siamo costrette tutti i santi giorni, noi povere mamme?



E quindi? Come è venuta la tua torta che scatena le performance? Io devo dire che dopo avere iniziato con una torta sono entrata in un tunnel senza uscita: mia figlia vuole che ci sia sempre una torta pronta in esposizione in cucina e vuole pure aiutarmi. E infine ha visto che mio padre, suo nonno, possiede un vecchio quaderno di ricette di dolci di mia nonna (sua bisnonna) scritto a mano in tedesco e stamane mi ha chiesto “mamma tu ti metterai a tradurre dal tedesco i dolci di tua nonna, che non mi ricordo come si chiama…” e io “Sì certo Olivia, la tua bisnonna si chiamava Gisella, e li tradurrò con google translate, che problema c’è…?” AIUTO!
Una schifezza, nel senso che si mangiava, ma non era certo una bellezza da vedere
. diciamo che mio figlio non mi ha fatto i complimenti…. soffro di ansia da prestazione e quindi mi vengono bene se nessuno se le aspetta, se qualcuno me le chiede puoi star certa che saranno mediocri.
Esatto! Un altro capitolo della legge di Murphy, mia cara!
esatto! devo aggiungerlo alla lista…
io adoro fare torte!
peccato che a noi non le chiedano… l’ultima volta che ci hanno provato su 90 mamme solo 5 hanno cucinato, mentre altre 10 hanno portato i vassoi vuoti da riempire per portarsi la roba a casa. dicono che nel loro paese sia maleducazione lasciare una festa senza portarsi via un vassoio pieno di roba, ed è assolutamente offensivo portarne da casa per la festa…
nemmeno per il compleanno del pargolo posso farne perchè è vietatissimo portare qualsiasi cosa che non siano caramelle gommose… che tristezza…
quando mi vengono storte le copro con la panna montata, così non si vede
questa è una buona idea
Da noi c’è il fantastico divieto di portare torte fatte in casa, almeno ai compleanni, e dobbiamo portare quelle confezionate perché gli ingredienti sono sicuri e scritti sull’etichetta… Lascio alle vostre considerazioni…
si, anche da noi all’asilo c’era questa regola e per i compleanni li riempivano di gelatine alla frutta che secondo me fanno più danni ai denti di quanto possano fare delle torte…
Ti dico solo che sono cresciuta con una mamma che non solo non ha mai fatto una torta per la scuola, ma quando le dicevo che per la gita del giorno successivo avrei dovuto portare il pranzo al sacco sbuffava all’idea di dover preparare un panino. E non lo faceva. Me lo comprava al bar. Quante volte ho pensato che non ci tenesse a me!
E come la capisco adesso!!!
lo dico tutti i giorni che la maternità è meglio di un analista. ti aiuta a cambiare prospettiva e metterti nei panni dei genitori… e assolverli da colpe che a noi sembravano gravissime
presente. io sono quella che non sa cucinare e che va nel panico ma soprattutto in ANSIA DA PRESTAZIONE.
che ci vuoi fare…è così!
io sono uguale a te. mi piace da morire cucinare, ma se so che qualcuno mi ‘giudicherà’ vado nel panico.
Posso dirlo? Ho cominciato a fregarmene.
E’ stato un crescendo, più gli anni passano meno torte faccio. E poi sono stufa di vedere che questi impegni non vengano mai proposti ai padri! Molti sanno cucinare, eccome… I capannelli fuori dalle scuole con le mammine che discutono delle tortine e delle pizzette, scusate l’acidità, mi fanno una grande tristezza.
Mia madre, negli anni ’70, non faceva quasi mai nulla, non c’era nemmeno l’obbligo annuale di portare la torta o i pasticcini per il compleanno della figliola. Quelli, sì che erano tempi. Ma come è avvenuta questa metamorfosi?
Ciao Miriam,
brava, proprio questa domanda mi faccio: come è avvenuta questa metamorfosi? Com’è che da un lato si evolve e dall’altro si ritorna all’immagine della mamma che fa le torte? e sui capannelli fuori dalle scuole…. ecco, mi hai tolto le parole di bocca. infatti io ‘consegno’ i pargoli e fuggo a gambe levate
Ma perchè ti/vi trovo solo qua? E non vi trovo a scuola, ai giardini, nelle biblioteche?
Senza buttarla solo al complottismo, la crisi però ci vuole rimettere in cucina…
Idem per la “consegna” ma al “ritiro” mi tocca scambiare qualche parola, ogni tanto fa piacere, ci mancherebbe altro.
io mi autocompiaccio
nonostante abbia tante cose da fare eh! mica non faccio niente dalla mattina alla sera?!? il problema siamo solo noi che vogliamo fare troppo e tutto bene per giunta!
I maschi non se li pongono proprio questi problemi questa é una cosa che dovremmo imparare da loro