La vita narrata

Qualche anno fa, qualche era geologica fa nella mia vita, mi era capitato tra le mani un libro molto famoso negli Stati Uniti, scritto da un filosofo, Robert Nozick, il cui titolo è ‘La vita pensata’.

Mentre scrivevo l’altro giorno mi è tornato in mente quel titolo, in realtà stavo postando l’ennesimo aggiornamento di stato o scattavo l’ennesima foto che già ‘vedevo’ pubblicata su qualche sito o blog. Che senso ha, mi sono chiesta? Vivere la vita per raccontarla mentre la stai vivendo ha il potere di capirla meglio, di analizzarla o piuttosto di metterci un filtro per non viverla affatto?

La vita narrata ha di certo un sapore diverso, come quando si racconta una storia e la si arricchisce di particolari che la rendano più interessante, e così credo sia la nostra vita raccontata sui blog, o sui nostri profili vari, che sia con le parole o con le immagini c’è di sicuro un ingrediente che mi sfugge e che, sono certa, lo capiremo tra qualche anno, quando ci volteremo indietro a guardare ciò che è successo e lo troveremo lì masticato e pronto in archivio a testimoniare gioie e dolori passati. Se ancora esisteranno gli strizzacervelli, quella volta, avranno un bel po’ di lavoro già fatto.

queste foto narrano la mia vita in questi giorni

 

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Commenti

  1. mi caschi a fagiolo, sono anche io in fase riflessiva in merito a questi temi: presenzavonline, qualità , selezione delle letture, rifletto su una riduzione del tempo speso sui social, che sono belli divertenti etc ma succhiano energie alla vita vissuta e alla riflessione, appunto.Non mi faccio paranoie ma cerco di capire il da farsi in futuro, complice anche qualche riflessione post social family day…
    grazie degli spunti
    e.

    • ITmom dice:

      Grazie a te, Elisa, perché almeno so di non essere sola in queste riflessioni. Io con tutto l’arricchimento che ricevo dai social, penso seriamente che alla lunga non sono sostenibili, cioè dedicare sempre più tempo al raccontarsi toglie ‘tempo’ alla vita. Una soluzione c’è, ne sono certa, il coraggio di fare una scelta che non voglia dire dover essere su tutte le piattaforme…. e anche scegliere cosa e quando raccontare. semplicemente per poter vivere nel frattempo ,)

  2. Nei mesi che ho passato lavorando in rianimazione pediatrica avevamo un diario da scrivere, e un sito internet da condividere, perché narrare è terapeutico (in rianimazione pediatrica i casi di depressione tra gli operatori sanitari sono altissimi). Se Narri la tua vita, le tue giornate , la tua angoscia, le “brutte cose” le vedi come se fossero solo in un film, e quindi le affronti meglio. Insomma narrare ha un senso, ma su facebook si esagera spesso però :)

    • ITmom dice:

      Narrare è fondamentale e terapeutico, ne sono convinta, metti una distanza tra ciò che ti accade e il pensiero che alle volte non riesce ad essere obiettivo. Credo che bisogna però circoscrive il narrato, non narrare tutto e sempre, proprio per non alienarsi.

    • interessante il narrare terapeutico che, se guardiamo bene, è alla base anche del mommyblogging: il bisogno di condivisione delle mamme è molto legato a questo.. Poi si snatura un po’ per le opportunità che ci girano intorno, senz’altro positive, ma parte sempre dal bisogno di confronto e liberazione delle difficoltà

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