Marissa Mayer, 37 anni, è il nuovo amministratore delegato di Yahoo. Non male, vero? Informatica di grande esperienza, assunta n. 20 a Google, ha lasciato il posto di vicepresidente a Mountain View per accettare la sfida di rilanciare Yahoo, perché non voleva continuare a essere eterna seconda da Google. Storie ordinarie nella Silicon Valley.
Ma la notizia per i media di tutto il mondo non è questa, bensì il fatto che Marissa il prossimo ottobre partorirà, e ha già rassicurato tutti gli investitori che il congedo di maternità sarà minimo, perché continuerà a lavorare anche nei giorni immediatamente successivi al parto.
Tra gli squilli di tromba di tutte le mamme lavoratrici che esultano per il fatto che un’azienda non abbia esitato ad assumerla nonostante la gravidanza, mi chiedo quanto passerà prima di leggere articoli contro ‘il cattivo esempio’ che dà, perché se lei in una tale posizione di responsabilità non si prende il meritato riposo, significa che tutte le mamme del mondo potrebbero fare lo stesso.
Marissa ha 37 anni, un marito che condivide lo stesso entusiasmo per un lavoro nella Silicon Valley e una grande esperienza professionale. Perché non dovrebbe tentare? Perché dovrebbe rinunciare come fanno molte a priori? Non ho la minima idea se Marissa ce la farà, sono l’ultima persona al mondo a poter giudicare, dal momento che per me e per il mondo in cui sono cresciuta conciliare le due cose non è mai stata la priorità.
Voglio credere che in una società ricca di sfide, in cui non lavori solo per portare a casa uno stipendio ‘italiano’, ma in cui l’entusiasmo ti trascina, in cui le energie ci sono e non hai tutti intorno a dirti: ‘Ma cosa ci stai a fare lì quando tuo figlio è a casa che ti aspetta?’ o in cui gli scioperi degli asili, le liste di attesa per gli stessi asili e le vacanze estive di 3 mesi ti fanno perdere ogni entusiasmo per un qualsiasi lavoro, ci si possa riuscire, e avere una mamma realizzata e dei figli cresciuti nella serenità. Utopia? Qui in Italia sicuramente, altrove non so.



Secondo me non è questione di cattivo esempio, ma di scelte. Le scelte tracciano dei percorsi ed escludono altre possibilità. In particolare la scelta di voler essere amministratore delegato di un’importante azienda esclude la possibilità di potersi assentare dal lavoro per parecchi mesi, mentre la sacrosanta scelta di godersi i figli esclude la possibilità di poter essere amministratore delegato. Non c’è una scelta giusta e una sbagliata, sono entrambe legittime e dipendono da un sacco di fattori.
Hai ragione nel dire che i media la stanno facendo diventare un’eroina come se quella fosse l’unica scelta giusta, e tra un po’ la faranno diventare una mamma degenere perchè anzichè seguire i figli vuole fare carriera. Ma si sa, i mezzi di informazione (soprattutto quelli italiani) ragionano solo per estremismi. Sembra che il loro unico scopo sia provocare, non informare.
In effetti l’informazione sembra sempre strillare: ‘guardate qui, ecco l’esempio da seguire!’, che sia il nuovo taglio di capelli di Sharon Stone o la scelta di mollare tutto e trasferirsi su un’isola deserta. Manca il racconto puro e semplice, quello che ti fa riflettere e ti mette a conoscenza di altre realtà, diverse dalla tua, o simili… chissà. Sì, credo ci sia un’immaturità dei mezzi di informazione. A me la vicenda di Marissa Mayer interessa, perché mi affascina indubbiamente la sua figura, non mi interessa più di tanto che stia per diventare mamma, non è una mia amica quindi non posso partecipare della sua felicità, non mi interessano le sue scelte di vita, le sue condivisioni dei compiti con il marito o i nonni o le tate. Se ha fatto questa scelta, avrà preso in considerazione il proprio stile di vita. Poi certo, se riuscisse a rilanciare Yahoo sarebbe una bella coinquista, indipendentemente dal fatto che sia mamma o meno.
Quando dici: ‘la scelta di voler essere amministratore delegato di un’importante azienda esclude la possibilità di potersi assentare dal lavoro per parecchi mesi, mentre la sacrosanta scelta di godersi i figli esclude la possibilità di poter essere amministratore delegato’ sono pienamente d’accordo. Il problema è che troppo spesso ci vogliono far credere che sia possibile fare tutto, e consapevole o meno, una persona come Marissa sono certa che riuscirà nel suo compito di amministrare un colosso di internet, ma rinuncerà inevitabilmente a molto di suo figlio. Esattamente come tutti i manager fanno da che mondo è mondo, che siano uomini o donne.
infatti ma essendo amministratore delegato guadagnerà molti soldi e si potrà permettere una supertata cosa che le normali lavoratrici non possono fare e quindi devono scendere a patti con gli asili nido, i tre mesi di vacanze etc … e poi le mamme italiane che lavorano, dopo otto ore e spesso due ore per gli spostamenti non é che si godano poi molto dei loro figli.
nex, scusa, ma sono sempre colpita dalle parole. Tu dici “la scelta di voler essere amministratore delegato” (mi appunto “voler” qui), e dici “la sacrosanta scelta di godersi i figli” (mi appunto “sacrosanta” e “godersi” qui). Non so, mi pare che la giuria abbia gia’ deciso.
Ieri ho visto un film di Cristina Comencini, in realtà una piece teatrale che come film rende poco. Ma i concetti erano chiari: 4 amiche borghesi negli anni 60 a Roma che raccontano la loro vita ‘non scelta’: sposarsi, fare figli e giocare a carte il giovedì…. la generazione successiva, le figlie, si racconta a loro volta. Molto interessante e molto lucida nell’analisi della condizione femminile. Tutte le cose che ci siamo detti in questi anni su questo blog e su alcuni altri. Vedendo il film (del 2009) e pensando alla situazione mia e del mondo in cui vivo mi sono resa conto che la pressione sociale che un tempo ti spingeva a sposarti e fare figli è molto simile a quella odierna dello ‘sposati, fai figli ma tieniti stretto il lavoro’. Sempre pressione sociale è, e sempre poca possibilità di scelta da parte delle donne.
E’ una questione di scelte.
Non so se che la fara’ o no, magari si accorgera’ che non le piace o che e’ troppo impegnativo, pero’ ognuno ha il diritto sacrosanto di fare le proprie scelte senza essere assalito di media per questo. Avra’ sicuramente fatto le sue valutazioni, anche se forse non sa bene cosa l’aspetta!
P.s. Quoto pienamente il tuo secondo commento!
Io quello che ho trovato interessante non è tanto la scelta di Marissa, ma quella di Yahoo. Nominare CEO una donna incinta (dopo tutto quello che l’azienda ha passato negli ultimi 12 mesi…). E’ una prima volta importante. Qualcosa sta cambiando. Forse…
Allora sottoscrivo in pieno il tuo pensiero itmom e ci tengo a precisare che in America per legge non posso ASSOLUTAMENTE chiederti ad un colloquio di qualsiasi livello: l’età, se sei sposata o meno, assolutamente non ti possono fare domande del tipo (domande che fanno in Italia o almeno domande che me hanno posto) “da quanto sei findanzata/sposata e hai intenzione di fare figli e quando?” perchè se lo fanno possono venir denunciati e massacrati.
NOn possono chiedere NIENTE delle vita personale di una donna e di un uomo ma solo della loro esperienza professionale.
E già secondo me qui un po’ di differenza c’è. Non esiste (o quasi) discriminazione sul lavoro, come vale anche il caso per cui se non vai bene, ti possono mandare via senza troppi problemi.
Brava Marissa che a 37 anni ha avuto la testa (e il tempo!) per pensare alla carriera e a metter su famiglia che di solito non si è così fortunati o comunque mi immagino che una per diventare amministratore delegato di ore piccole a lavorare ne abbia fatte tante.
Ci riuscirà a fare tutto? Boh, ma penso che avrà abbastanza soldi per potersi permettere una tata full time e vi vorrei anche ricordare che YAHOO è un villaggio “delle meraviglie”. Stiamo parlando di una realtà con asili, scuole ecc DENTRO la società.
QUesto vuol dire che sto bambino se vuole se lo può andare a trovare in pausa pranzo!
Queste realtà in Italia non esistono.
Stiamo proprio parlando di due mondi proprio diversi.