So far, so good

stati d’animo

Mi chiedo spesso quanto impiegherò a deprogrammarmi una volta che i figli saranno cresciuti. Se dopo 11 anni di maternità non ho ancora recepito il ritmo dei 3 mesi di pausa e 9 mesi di scuola, chissà quanto impiegherò a riabituarmi ai ritmi prefigli: come minimo un decennio, che fatti due conti mi ritroverà all’ospizio per quella volta. Più o meno come i piloti che devono far digerire al loro fisico il continuo cambio di fuso orario e quando hanno imparato tutti i trucchi vanno in pensione. E continuano a vagare come una trottola impazzita perché non sanno vivere diversamente. Prevedo un futuro in cui i figli mi avranno fatto ‘ciao ciao’ e io continuerò imperterrita ad andare al mare d’estate e stare via dalla città fino a settembre. Spero di rinsavire prima che sia troppo tardi.

E comunque ci sono anche molti lati positivi nel ‘riposo forzato’, primo fra tutti il cambiamento di ritmi. Non c’è niente come un cambio repentino di ritmi di vita per rendersi conto di quanto si è programmati a correre dalla vita di tutti i giorni: e questo fa pensare, eccome se fa pensare! Sarà giusto vivere alla continua rincorsa del tempo perduto o piuttosto più saggio prendersela comoda e pensare mentre si sta vivendo? Filosofia spicciola, che tanto non è che si possa sempre scegliere e quindi alle volte pensare fa male, meglio procedere spediti sui binari della vita.

Credo che troppo riposo mi faccia male. E forse è il caso che inizi a fare il conto alla rovescia con settembre. Ma nel frattempo vi propino qualche foto vacanziera.

si capisce dove sono andata in gita?

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Commenti

  1. Io mi “rompo” tantissimo di andare a mare! non vedo l’ora che diventano adolescenti così ci vanno da soli, mi mancano solo 10 anni … ce la posso fare :-)

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